tradimenti
Il secondo racconto della moglie .. parte sec
02.02.2026 |
1.599 |
3
"Io non respiravo quasi più, il naso contro il suo pube, l’odore forte di lui che mi riempiva i polmoni..."
La seconda parte arrivò come una tempesta che non si poteva più fermare.Erano passati solo pochi minuti dal primo orgasmo, ma Marco non era uscito da lei. Era ancora dentro, mezzo duro, mezzo molle, che pulsava piano ogni volta che Laura contraeva i muscoli intorno a lui come per trattenerlo. Il seme di lui le colava lento lungo l’interno coscia, denso e caldo, mescolato ai suoi umori, formando un filo appiccicoso che arrivava fino al lenzuolo già bagnato. L’odore nella stanza era soffocante: sudore acre, sesso crudo, saliva, seme salato, il profumo dolce e animale della figa di lei che si era aperta completamente. Il respiro di entrambi era pesante, irregolare, come se avessero corso per chilometri.
Laura era sdraiata sulla schiena, capelli incollati alla fronte sudata, guance ancora rosse, labbra gonfie e lucide di saliva e sperma. Marco si era appoggiato sui gomiti sopra di lei, il petto che le sfiorava i capezzoli duri come sassolini. Non si muoveva quasi. La guardava e basta. Uno sguardo famelico, quasi rabbioso, le pupille dilatate, la mascella contratta. Il suo cazzo, ancora mezzo dentro, si induriva di nuovo solo a guardarla, centimetro dopo centimetro, gonfiandosi contro le pareti calde e bagnate di lei.
«Continua» disse piano, la voce spezzata, quasi un ringhio. «Non hai finito. Dimmi dell’altra volta. Quella che hai accennato prima. Quando ti ha legato i polsi con la cravatta. Voglio ogni dettaglio. Voglio sentirti tremare mentre me lo racconti.»
Lei rise piano, un suono nervoso, imbarazzato, ma anche eccitato da morire. Il corpo le vibrava ancora per l’orgasmo precedente. «Marco… sei incredibile. Non ti basta mai, vero? Vuoi distruggermi.»
«No.» Lui si chinò, le morse il lobo dell’orecchio forte abbastanza da farla sobbalzare. «Voglio rivivere tutto attraverso di te. Voglio immaginarti lì, in ginocchio, mani legate dietro, bocca piena di lui. Racconta. E non omettere niente.»
Laura chiuse gli occhi. Sentiva il suo sesso che si induriva completamente dentro di lei, allungandosi, allargandola di nuovo. Era una sensazione oscena, bellissima: essere riempita mentre parlava di un altro. Si morse il labbro inferiore fino a farsi male.
«Era un venerdì sera. Lo studio era vuoto, le luci spente tranne quella sulla scrivania. Lui aveva chiuso la porta a chiave con un gesto lento, quasi cerimonioso. Mi ha fatto sedere sul bordo della scrivania, gambe aperte, gonna alzata fino ai fianchi. Ma non mi ha toccato subito. Ha preso una delle sue cravatte – una di seta blu scuro, morbida ma resistente – e me l’ha fatta vedere. “Metti le mani dietro la schiena, Laura”. Io ho obbedito senza esitare. Non so perché, ma obbedivo sempre. Mi ha legato i polsi stretti, il nodo perfetto, non abbastanza da far male ma abbastanza da non potermi liberare. Le braccia tirate indietro mi spingevano il petto in fuori, i capezzoli tesi contro la camicetta leggera. Lui si è seduto sulla poltrona di pelle di fronte a me, gambe aperte, cazzo già fuori, durissimo, la cappella lucida di pre-eiaculazione che gocciolava.»
Marco iniziò a muoversi piano dentro di lei, affondi lenti, profondi, quasi pigri. Ogni spinta le strappava un piccolo gemito strozzato. Lui le succhiò il collo, lasciando un segno rosso violaceo, poi le morse la clavicola.
«Vai avanti» ringhiò contro la sua pelle. «Dimmi come ti guardava.»
«Mi guardava come se fossi un’opera d’arte sporca. Gli occhi fissi sui miei, intensi, autoritari. Ha preso i capelli con una mano, mi ha tirato la testa in basso. “Apri”. Io ho aperto la bocca, lingua fuori, già pronta. Lui ha spinto dentro piano, centimetro dopo centimetro, fino a riempirmi completamente. Con le mani legate non potevo aiutarmi, non potevo controllare il ritmo, non potevo spingere via se fosse stato troppo. Potevo solo… subire. Lui spingeva, piano all’inizio, lasciando che la mia saliva lo bagnasse tutto, poi sempre più forte. Io gorgogliavo, lacrimavo, la gola si contraeva intorno a lui. La saliva mi colava sul mento, sul collo, tra i seni. Lui guardava tutto, diceva “brava… prendilo tutto… sei fatta per questo, vero? Per avere la bocca piena di un uomo vero”. A un certo punto ha iniziato a scoparmi la bocca davvero, tenendomi la testa ferma con entrambe le mani, affondi profondi che mi arrivavano in gola. Io non respiravo quasi più, il naso contro il suo pube, l’odore forte di lui che mi riempiva i polmoni. Tossivo, conati, lacrime che mi rigavano il viso, ma non mi sono mai tirata indietro. Volevo piacergli. Volevo che mi usasse fino in fondo.»
Marco accelerò. Gli affondi diventarono più duri, più veloci, il letto che sbatteva contro il muro con colpi ritmici e violenti. Le tette di lei ballavano a ogni impatto, i capezzoli duri che sfregavano contro il petto di lui. Lui le prese un capezzolo tra i denti, lo morse forte, poi lo succhiò fino a farla urlare.
«Dimmi che ti piaceva» ansimò, la voce rotta dal piacere. «Dimmi che ti eccitava essere la sua troietta segreta, legata, usata, senza poter fare niente.»
«Mi piaceva da morire» singhiozzò lei, le unghie che graffiavano la schiena di lui. «Mi eccitava da impazzire. Sentivo la figa pulsare, bagnata fradicia, anche se non mi toccava lì. Quando è venuto… ha spinto fino in fondo, la cappella contro la gola, e ha tenuto la testa ferma. Ho sentito i primi schizzi caldi, densi, salati, esplodere direttamente in gola. Ne è uscito tantissimo, onda dopo onda. Io ho ingoiato, tossendo, conati, ma non ho perso una goccia. Il sapore mi è rimasto in bocca per ore, forte, amaro, maschile. Lui è rimasto dentro finché non ha smesso di pulsare, poi è uscito piano, mi ha guardato con un sorriso soddisfatto. Mi ha slegato i polsi, mi ha accarezzato la guancia bagnata di lacrime, saliva e sperma e ha detto “domani torna prima, piccola. Abbiamo ancora tanto da fare”. E io… sono tornata. Ogni volta. Perché lo volevo. Perché mi faceva sentire viva.»
Marco perse completamente il controllo. La scopò con violenza brutale, il corpo che sbatteva contro il suo, i gemiti di lei che diventavano urla strozzate. Le afferrò i polsi, glieli tenne sopra la testa con una mano sola, come se volesse rifare la scena, legarla con il suo corpo. Con l’altra mano le strinse il collo – non forte, ma abbastanza da farle girare la testa dal piacere.
«Sei la mia ora» ringhiò, gli occhi nei suoi. «La mia segretaria troia. Dimmi che vuoi che ti usi così. Dimmi che vuoi che ti leghi, che ti scopi la bocca, che ti riempia.»
«Usami» gridò lei, il corpo che tremava violentemente. «Legami… scopami la bocca… riempimi… trattami come la tua puttana… come facevo con lui…»
Lui uscì di colpo, si mise in ginocchio sopra il suo petto. Laura aprì la bocca d’istinto, lingua fuori, gola spalancata. Marco si masturbò furiosamente, due, tre, quattro colpi violenti, poi venne di nuovo: schizzi potenti, caldi, densi, sul viso, sulle labbra, sulla lingua, sul mento, sul collo. Lei ingoiò quello che poteva, il resto le colò sul petto, tra i seni, mescolandosi al sudore. Lui gemette forte, un suono gutturale, animalesco, mentre l’ultimo schizzo le atterrava sulla guancia.
Rimasero così, lui sopra di lei, ansimanti, tremanti. Marco le accarezzò i capelli appiccicati, le pulì il viso con il pollice, poi si chinò e la baciò piano, profondo, assaporando il suo stesso sapore sulle labbra di lei, sulla lingua sporca.
Laura sorrise, stanca, appagata, cattiva, gli occhi ancora lucidi di lacrime di piacere.
«Domani… vuoi che ti racconti di quando mi ha fatto sedere sulla scrivania e mi ha leccato mentre dettava una lettera al dittafono? Mani legate dietro, gonna alzata, lingua che entrava dappertutto mentre lui parlava di contratti…»
Marco rise contro la sua bocca, già duro di nuovo contro la sua coscia.
«Domani. E dopodomani. E tutte le notti. Fino a quando non avrò vissuto ogni tuo segreto dentro di te.»
Lei chiuse gli occhi, il respiro lento, soddisfatto.
«Allora preparati, amore. Ce ne sono ancora tanti. E ognuno mi ha fatto bagnare di più.»
moglie troia ufficio cravatta mani legate bocca piena sottomissione doppia penetrazione masturbazione
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Il secondo racconto della moglie .. parte sec:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
